La rassegna cinematografica organizzata dalla Casa del Cinema di Trieste per ricordare uno dei grandi protagonisti della cinema italiano, friulano di nascita e triestino di adozione, in tour nelle principali sale del Friuli Venezia Giulia
Dopo la mostra “Il Tempo di Omero. Voce, corpo, sguardo di Antonutti” e la rassegna cinematografica “Omero Antonutti: una vita fra teatro e cinema” a Trieste nelle sale del cinema Ariston e del Teatro Miela, l’associazione Casa del Cinema di Trieste dedica un nuovo ciclo di appuntamenti al ricordo di Omero Antonutti (1935-2019), attore di straordinaria intensità e figura centrale del cinema e del teatro italiani, friulano di origini e triestino d’adozione, nella ricorrenza del 90esimo anniversario della nascita.
La rassegna cinematografica “Omero Antonutti: una vita fra teatro e cinema”, organizzata dall’associazione Casa del Cinema di Trieste, porterà una selezione di film nelle sale del Friuli Venezia Giulia, e proporrà un percorso tra alcune delle interpretazioni più significative dell’attore, ripercorrendo momenti essenziali della sua carriera, grazie alla collaborazione con i principali enti di cultura cinematografica del territorio: Cinemazero di Pordenone, Palazzo del Cinema – Hiša filma di Gorizia, Centro Espressioni Cinematografiche di Udine, La Cineteca del Friuli di Gemona del Friuli.
Il primo film in programma è un titolo che ha segnato una svolta nella storia del cinema italiano, “Padre padrone” (1977) di Paolo e Vittorio Taviani: sarà in calendario in data 11 maggio a Cinemazero, Pordenone; il 20 maggio al Cinema Sociale, Gemona del Friuli, con presentazione a cura di Sergio M. Grmek Germani; il 27 maggio al Visionario, Udine. Girato in Sardegna e nato come film per la televisione, il lungometraggio conquistò la Palma d’Oro a Cannes, consacrando i Taviani e rivelando al grande pubblico l’intensità di Omero Antonutti. Nel ruolo del capofamiglia Efisio Ledda, Antonutti dà corpo a un’autorità spietata e insieme tragica, contribuendo a rendere il film un ritratto potente e struggente del conflitto tra tradizione e libertà individuale. La versione proposta è l’edizione restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e Istituto Luce-Cinecittà, che restituisce alla pellicola la pienezza visiva e la forza espressiva originarie.
Il calendario prosegue con un altro capolavoro dei fratelli Taviani, “La notte di San Lorenzo” (1982), nell’edizione restaurata a cura di CSC – Cineteca Nazionale e Istituto Luce – Cinecittà, in programma il 14 maggio al Kinemax, Gorizia; il 18 maggio a Cinemazero, Pordenone; il 20 maggio al Visionario, Udine. Presentato in concorso al festival di Cannes del 1982, dove vinse il Grand Prix della Giuria, il film racconta in modo poetico un drammatico episodio della Resistenza in Toscana avvenuto a San Miniato, il paese dei Taviani, nell’agosto del 1944. All’approssimarsi delle truppe Alleate, gli occupanti nazisti ordinano a tutta la popolazione di riunirsi nel duomo. Un gruppo di uomini, donne e bambini, guidato dal fattore Galvano (Omero Antonutti), intuendo la trappola, decide di fuggire e abbandona il paese col favore della notte.
In rassegna anche “Un eroe borghese” (1995) di Michele Placido, in palinsesto il 25 maggio a Cinemazero, Pordenone. Tratto dall’omonimo libro-inchiesta di Corrado Stajano, il film ricostruisce la storia di Giorgio Ambrosoli (Fabrizio Bentivoglio), avvocato di Milano, incaricato dal governo di liquidare la Banca Privata Italiana di Michele Sindona (Omero Antonutti), potente finanziere siciliano legato alla mafia ed espatriato a New York, e assassinato nel 1979 da un killer giunto dagli USA su ordine del faccendiere.
Ultimo titolo in selezione, “La frontiera” (1996) di Franco Giraldi sarà proiettato il 3 giugno al Visionario, Udine. La pellicola, interpretata da Omero Antonutti assieme a un cast composto, tra gli altri, da Raoul Bova, Marco Leonardi, Vesna Tominac, Claudia Pandolfi, è parte della “trilogia della frontiera” di Franco Giraldi (assieme ai film La rosa rossa, 1974, e Un anno di scuola, 1977) e indaga il tema dell’identità nelle terre di confine segnate dalla storia, attraverso due racconti ambientati durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.
Per informazioni e biglietti, i siti di riferimento sono:
https://cinetecadelfriuli.org/programmazione/
Omero Antonutti — Una vita fra teatro e cinema
Formatosi all’Accademia d’Arte Drammatica annessa al Teatro Stabile ‘Città di Trieste’, dopo il debutto nel 1959 con un ruolo in L’ispettore generale di Gogol, Omero Antonutti prende parte alla messinscena di alcuni spettacoli memorabili come il goldoniano Arlecchino servitore di due padroni con la regia di Fulvio Tolusso (1961), La dodicesima notte di Shakespeare, diretto da Giovanni Poli (1961), Un marito di Italo Svevo diretto da Sandro Bolchi (1962). Nel 1962 inizia una lunga collaborazione con il Teatro Stabile di Genova diretto da Ivo Chiesa, sotto la regia di Luigi Squarzina; sarà protagonista di spettacoli fondamentali per la storia del teatro
italiano del dopoguerra, assieme ad attori del calibro di Lina Volonghi o Alberto Lionello, quali I due gemelli veneziani di Goldoni (1963); La coscienza di Zeno (1964) e Il fu Mattia Pascal (1974), entrambi nella riduzione di Tullio Kezich; Ciascuno a suo modo di Pirandello (1964); Baccanti di Euripide (1968); Una delle ultime sere di carnovale di Goldoni (1968); e soprattutto Cinque giorni al porto di Luigi Squarzina (1969), una celebre edizione de I Rusteghi goldoniani (1969), Madre Courage di Bertolt Brecht (1970). Gli ultimi spettacoli teatrali vedono Antonutti impegnato con Luca Ronconi nell’allestimento di due testi ibseniani: L’anitra selvatica (1977) e John Gabriel Borkman (1982), quest’ultimo per la Rai.
Al cinema esordisce nel film Le piacevoli notti (1966) di Armando Crispino, al fianco di Vittorio Gassman, Gina Lollobrigida e Ugo Tognazzi; negli anni Settanta interpreta ruoli significativi in titoli come La donna della domenica (1975) di Luigi Comencini e Anno uno di Roberto Rossellini. La consacrazione sul grande schermo avviene nel 1977 con Padre Padrone dei fratelli Taviani, Palma d’Oro al Festival di Cannes; la collaborazione con i due registi toscani proseguirà con La notte di San Lorenzo (1982), Kaos (1984), Good Morning Babilonia (1987). Dopo il riscontro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1980 con il monumentale Alessandro il grande
di Theo Angelopoulos, la sua parabola prosegue sulle scene internazionali, e in particolare in Spagna, con
film importanti come El Sur (1983) di Victor Erice, El Dorado (A peso d’oro, 1988) di Carlos Saura, El maestro de esgrima (Il maestro di scherma, 1992) di Pedro Olea. In Svizzera, per il regista Villi Hermann, è protagonista in Matlosa (1981) e Bankomatt (1989). In Italia è spesso coinvolto in ruoli intensi e drammatici in film di impegno civile: riveste i panni del faccendiere Michele Sindona in Un eroe borghese (1995) di Michele Placido; del banchiere Roberto Calvi in I banchieri di Dio – Il caso Calvi (2002) di Giuseppe Ferrara; del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat in Romanzo di una strage (2012) di Marco Tullio Giordana; del padre di Craxi in Hammamet (2020) di Gianni Amelio.
Fortissimo è inoltre il suo legame con il territorio, che nel corso degli anni lo ha visto recitare nell’opera televisiva L’isola (1983) di Pino Passalacqua, tratto da un racconto di Giani Stuparich (realizzato con la consulenza di Callisto Cosulich, vede per la prima volta Antonutti recitare in dialetto triestino sullo schermo); in La frontiera (1996), girato nel Quarnero per la regia di Franco Giraldi; e in La ragazza del lago (2007) di Andrea Molaioli, ambientato sulle sponde dei laghi di Fusine.
Gli anni Duemila vedono nella carriera di Antonutti un ampio intreccio di attività tra schermi e palcoscenici. Tra le principali, Opera 1999, con il complesso musicale di Goran Bregović; Oedipus Rex di Cocteau al Teatro dell’Opera di Roma (2005) con la regia di Squarzina; la serata in Omaggio a Pasolini (2015), per il quarantennale della scomparsa dello scrittore friulano, documentata in un CD Decca.
Fondamentale la sua presenza in spettacoli quali La memoria dell’offesa (1995) di Renato Sarti, realizzato alla Risiera di San Sabba di Trieste al fianco di Giorgio Strehler, o Genius loci (2016) prodotto dallo Stabile del Friuli Venezia Giulia nell’anniversario del terremoto del Friuli. È più volte protagonista al Mittelfest di Cividale del Friuli, in Danubio di Claudio Magris con la regia di Giorgio Pressburger (1997); Eclisse totale di Pia Fontana, con la regia di Franco Però (2009); Strolic su testi di Piero Zorutti (2013).

