BEGIN:VCALENDAR
VERSION:2.0
METHOD:PUBLISH
CALSCALE:GREGORIAN
PRODID:-//WordPress - MECv6.5.5//EN
X-ORIGINAL-URL:https://www.casadelcinematrieste.it/
X-WR-CALNAME:Associazione Casa del Cinema. Trieste
X-WR-CALDESC:
REFRESH-INTERVAL;VALUE=DURATION:PT1H
X-PUBLISHED-TTL:PT1H
X-MS-OLK-FORCEINSPECTOROPEN:TRUE
BEGIN:VEVENT
CLASS:PUBLIC
DTSTART;TZID=Europe/Rome:20260117T110000
DTEND;TZID=Europe/Rome:20260315T170000
DTSTAMP:20260108T162600
UID:MEC-b4b758962f17808746e9bb832a6fa4b8@casadelcinematrieste.it
CREATED:20260108
LAST-MODIFIED:20260303
PRIORITY:5
TRANSP:OPAQUE
SUMMARY:MOSTRA FOTOGRAFICA ED INCONTRI – VOLTI DI DONNA. NELLA TRIESTE DELLA BELLE ÉPOQUE
DESCRIPTION:SALA SBISÀ, MAGAZZINO 26\nPORTO VECCHIO DI TRIESTE\nDAL 17 GENNAIO AL 15 MARZO 2026\nGIOVEDì – DOMENICA 10 – 17\nSabato 17 gennaio alle ore 11, nella Sala Sbisà del Magazzino 26 nel Porto Vecchio di Trieste, si inaugura la mostra a cura di Claudio Ernè e Massimiliano Muner, “Volti di donna. Nella Trieste della Belle Époque”, un percorso espositivo che restituisce alla città uno sguardo sorprendentemente moderno sulla sua vita quotidiana agli inizi del Novecento.\nL’esposizione, visitabile fino al 15 marzo 2026, riunisce 70 fotografie stampate su pannelli e 100 fotografie originali, componendo un insieme di grande fascino che permette di riscoprire atmosfere, gesti e volti di un’epoca in trasformazione.\nLe immagini provengono dal lavoro di un fotografo rimasto anonimo, capace di raccontare con freschezza e spontaneità la Trieste che precedette il primo conflitto mondiale. Il suo obiettivo si posa sui frequentatori dei caffè e delle vie del centro, sul pubblico elegante dell’ippodromo, sulle balie con i bambini, sui passeggeri dei vaporetti che animavano il porto. Ma soprattutto sulle donne: cappellini, abiti elaborati, gioielli e sguardi compongono una sorta di sfilata urbana che restituisce la vitalità della Belle Époque triestina. Il taglio delle sue fotografie, sorprendentemente moderno per l’epoca, anticipa di decenni lo stile che sarebbe poi diventato tipico della fotografia di reportage con l’arrivo della Leica. Non mise mai in posa i suoi soggetti: attese l’attimo, lo colse e lo consegnò alla storia.\nUna parte delle immagini è stata oggi restituita al colore grazie all’intelligenza artificiale, permettendo di immaginare come potessero apparire abiti, pellicce, cappellini e architetture. Il desiderio di superare il bianco e nero, già vivo nella Belle Époque, trova così una nuova forma contemporanea, in continuità con le sperimentazioni dell’epoca, quando atelier e cineasti coloravano a mano fotografie e pellicole, come accadde nel celebre Cabiria del 1914.\nLa mostra (17 gennaio- 15 marzo) è accompagnata da un ricco calendario di incontri a ingresso libero, che si svolgeranno tra la Sala Sbisà del Magazzino 26, la Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich e la Sala Luttazzi. Sono previsti la presentazione del catalogo della mostra a cura di Claudio Erné con un contributo di Arianna Boria e l’impaginazione grafica di Cristina Vendramin, visite guidate, ritratti realizzati dal vivo con la minutera di Daniele Sandri, approfondimenti sulla moda e sui percorsi femminili nell’area alto-adriatica, visite teatralizzate sulle protagoniste femminili dell’epoca, una proiezione cinematografica “Il dilemma dell’identità” di Sabrina Morena e un appuntamento musicale con Paolo Venier.\nL’iniziativa è realizzata dalla Casa del Cinema di Trieste con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e delle Fondazioni Casali, in collaborazione con Associazione Hubgrade, I.R.C.I., Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia e Trart, e in coorganizzazione con il Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo.\n\n\nPer le vie della città\nUn fotografo senza nome ha raccontato con freschezza e spontaneità la vita degli anni che precedettero il primo conflitto mondiale. Questo autore innominato ha ripreso Trieste e i suoi abitanti senza retorica e talvolta con ironia, puntando il suo obiettivo verso i frequentatori dei caffè e delle vie del centro, sul pubblico benestante che affollava l’ippodromo, sulle balie con in braccio i bambini, sui passeggeri dei vaporetti che affollavano il porto. Una serie di ritratti sono stati realizzati mettendo in primo piano i cappellini, gli abiti elaborati, i gioielli, i volti delle donne triestine: quasi una sfilata di moda per le vie della città. Le sue fotografie sono state scattate con un “taglio” anomalo per quell’epoca, un “taglio” che sarebbe stato adottato trent’anni più tardi con la comparsa sul mercato di un piccolo apparecchio che si chiamava ”Leica”, che utilizzava la pellicola cinematografica al posto delle lastre in vetro e che ha segnato la storia del reportage foto giornalistico. Questo autore senza nome non ha messo in posa chi voleva ritrarre: al contrario ha atteso, quasi in agguato, il momento propizio per far scattare l’otturatore della sua fotocamera. Ha colto l’ attimo irripetibile e lo ha consegnato al futuro, forse alla storia. Il suo nome, al contrario, sembra destinato a rimane un enigma irrisolto, uno dei tanti segreti che mettono in crisi l’attuale società dell’informazione, dove le telecamere sparse per le vie della città, le scie elettroniche dei telefonini, le analisi del Dna, restringono gli spazi in cui il buio e la penombra hanno avuto per secoli buon giuoco. Le ricerche per individuare il nome di questo autore si sono rivelate infruttuose: le lastre, i negativi, non sono firmati come al contrario accadeva all’epoca per le copie stampate su carta dai fotografi che firmavano il loro lavoro apponendo il proprio nome e indirizzo sui cartoncini sui quali venivano “montate” le immagini.\n\nI colori\nUn buon numero di immagini di questa mostra hanno assunto i colori dell’arcobaleno. Sono passate dal bianco e nero al technicolor per raccontare l’aspetto di Trieste e delle persone che ne popolavano le vie e le piazze. Il colore ha definito abiti, pellicce, cappellini e ha reso evidente l’aspetto degli edifici. Il grigio che pretendeva di descrivere il mondo e suscitare ogni emozione è stato superato e uno dei maggiori desideri dei fotografi dell’Ottocento si è avverato dopo anni di tentativi ed esperimenti grazie all’intelligenza artificiale. In effetti molti atelier della Belle Epoque proponevano ai loro clienti immagini colorate usando matite “a pastello”, o “acquarello” o intingendo sottili pennelli nei colori all’olio. Il desiderio di superare la “gabbia” del bianco e nero aveva coinvolto anche le produzioni cinematografiche e i registi. Lo testimonia un colossal come “Cabiria” diretto da Giovanno Pastrone nel lontano 1914.\n\nCalendario incontri\nsabato 17 gennaio\nSala Sbisà – Magazzino 26\nore 11\nInaugurazione della mostra\nVOLTI DI DONNA\nnella Trieste della Belle Époque\nmartedì 20 gennaio\nSala Bazlen – Palazzo Gopcevich\nVia Rossini, 4\nore 17\nPresentazione mostra e volume\nVOLTI DI DONNA\nnella Trieste della Belle Époque\nArianna Boria, Claudio Ernè, Antonio Giusa Massimiliano Muner. Modera Sabrina Morena\ndomenica 25 gennaio\nSala Sbisà – Magazzino 26\nore 11\nIl ritratto di strada oggi\nDaniele Sandri e la sua minutera\nVerranno realizzati sul posto ritratti nella tradizionale fotografia analogica\nsabato 31 gennaio\nSala Sbisà – Magazzino 26\nore 11\nVisita guidata con il giornalista e curatore Claudio Ernè\nmartedì 3 febbraio\nSala Bazlen – Palazzo Gopcevich\nVia Rossini, 4\nore 17\nPercorsi Femminili nell’Area Alto Adriatica\nCon Marta Verginella. Modera Martina Vocci\nsabato 7  febbraio\nSala Sbisà – Magazzino 26\nore 11\nDonne in movimento: dall’immagine alla parola\nVisita teatralizzata a cura di Trart\ngiovedì 12 febbraio\nSala Luttazzi – Magazzino 26\nore 17\nIl dilemma dell’identità\nUn film di Sabrina Morena\ncon Ariella Reggio, Lučka Počkaj, Elena Husu, Giustina Testa, Marzia Postogna\ndomenica 15 febbraio\nSala Sbisà – Magazzino 26\nore 11\nVisita guidata con il giornalista e curatore Claudio Ernè\ndomenica 22 febbraio\nSala Sbisà – Magazzino 26\nore 11\nDonne in movimento: dall’immagine alla parola\nVisita teatralizzata a cura di Trart\nmartedì 24 febbraio\nSala Bazlen – Palazzo Gopcevich\nVia Rossini, 4\nore 17\nRitratti e costumi: la moda di inizio ‘900\nCon Arianna Boria. Modera Sara Del Sal\nmercoledì 4 marzo\nSala Luttazzi – Magazzino 26\nore 17\nTrieste Belle Époque\nDonne in Musica\ndi e con Paolo Venier, al pianoforte Corrado Gulin\ndomenica 8 marzo\nSala Sbisà – Magazzino 26\nore 11\nIl ritratto di strada oggi\nDaniele Sandri e la sua minutera\nVerranno realizzati sul posto ritratti nella tradizionale fotografia analogica\ndomenica 15 marzo\nSala Sbisà – Magazzino 26\nore 11\nVisita guidata con il giornalista e curatore Claudio Ernè\nmartedì 17 marzo\nSala Bazlen – Palazzo Gopcevich\nVia Rossini, 4\nore 17\nAlla ricerca degli archivi perduti:\nil mosaico straordinario della fotografia a Trieste\nCon Claudia Colecchia, Claudio Ernè, Massimiliano Muner\n \n\n \n \n \n \n \n#CinemaCultura, #ZonediCinema, #ArteMultidisciplinare, #EventiCulturali\n
URL:https://www.casadelcinematrieste.it/events/mostra-fotografica-ed-incontri-volti-di-donna/
CATEGORIES:Eventi,Mostre
LOCATION:Porto Franco Vecchio, Trieste
ATTACH;FMTTYPE=image/jpeg:https://www.casadelcinematrieste.it/wp-content/uploads/2026/01/v41-22-donna-che-si-nascondeil-volto-copia-2-00003.jpg
END:VEVENT
END:VCALENDAR
