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SUMMARY:SULLE ORME DI FRANCESCO PENCO UN FILM DI SABRINA MORENA E PAOLO VENIER
DESCRIPTION:mercoledì 8 novembre ore 11.00 /ore 18.00\nSULLE ORME DI FRANCESCO PENCO\nUn fotografo con la macchina da presa\nUn film di Sabrina Morena e Paolo Venier\ncon la partecipazione di Claudio Ernè e Roberto Spazzali\nuna produzione Casa del Cinema di Trieste\ndurata 30 minuti\nMagazzino 26 – Sala Luttazzi\nIngresso libero\nQuando Paolo Venier si trovò davanti alla moviola una delle pellicole di Francesco Penco dalla quale emerse l’immagine in movimento dello studio del fotografo, la sensazione fu quella di ritrovarsi davanti a lui e ai suoi collaboratori in carne e ossa. Una grande emozione per un amante del cinema!\nIl documentario vuole raccontare il ritrovamento di eccezionali film sulla città dal 1921 al 1947, fotogrammi che costituiscono un patrimonio inestimabile per la conoscenza della vita cittadina, nonché unici rispetto a filmati presenti in altri archivi, come quello dell’Istituto Luce. Sono anni segnati da violenze politiche, azzeramento delle libertà, discriminazioni razziali, uccisioni e deportazioni nei lager congiunte a interventi militari e occupazioni straniere: prima quella nazista dal settembre 1943 ai primi di maggio del 1945, poi i 40 giorni dell’esercito jugoslavo, infine i nove anni del Governo Militare Alleato con la presenza costante e massiccia in città dei soldati americani e britannici, conclusasi nel 1954. Penco muore il 29 dicembre del 1950 e le riprese si arrestano a quell’anno.\nIl materiale è stato ritrovato qualche anno fa; una settantina di scatole di metallo abbandonate in una cantina del rione di Ponziana: sono i film che Penco girò tra gli inizi degli anni Venti e il 1948 in un’area che ha per epicentro Trieste ma che si estende al Carso, a Fiume, Pirano, Capodistria, e Redipuglia.\nPenco si proponeva come operatore cinematografico pronto a girare film di “soggetto industriale, familiare, sportivo” nel 1921 quando, dopo vent’anni di intensa attività fotografica, il cinquantenne Penco chiede al Commissario straordinario per Trieste l’autorizzazione ad esercitare l’attività cinematografica. Con straordinaria intuizione, il fotografo vuole introdurre “la cinematografia in famiglia e tenere a disposizione della gioventù pellicole riproducenti vedute di paesi e fabbriche in attività” impegnandosi, al contempo, “a riprodurre quanto meglio possibile le scene più appropriate nella vita triestina in modo da far conoscere la città e la nostra regione all’interno del Regno”. Da quel momento Penco utilizza la doppia ripresa fotografica e cinematografica.\nRiprende l’affollata festa per l’annessione di Trieste all’Italia, il Re Vittorio Emanuele che giunge al porto vecchio (1927), il varo del motoveliero “Sofija” costruito sullo scalo del cantiere Doria posto sulle Rive, la Festa della Marcia su Roma (1925), la Fiera campionaria del 1922, la traslazione delle salme dei volontari giuliani della Grande guerra dalle rive al cimitero di S. Anna, la visita della Regina al Ricreatorio Pitteri (1927). E poi tanti tantissimi triestini che affollavano strade, piazze, manifestazioni, feste (la Festa degli alberi a Barcola) fino alla sfilata delle truppe alleate sulle rive di Trieste. E poi squadristi, ministri del Governo Mussolini, transatlantici costruiti al Cantiere San Marco, stabilimenti industriali tra cui spicca l’inaugurazione della Raffineria Aquila. Non mancano le riprese in cui compaiono migliaia di triestini che affollano strade, piazze, rive, impegnati in manifestazioni politiche, in processioni e commemorazioni.\nIl documentario racconta attraverso l’intervista a Claudio Erné il ritrovamento delle pellicole e la straordinaria vicenda umana e cinematografica di Penco, il suo rapporto con la contemporaneità storica e le tecnologie di ripresa. Paolo Venier narra le tappe del restauro delle pellicole e l’importanza del materiale a livello filmico, mentre il prof. Roberto Spazzali sottolinea l’importanza del materiale per la ricerca storica, soprattutto sotto l’aspetto antropologico, nonché mette in evidenza la militarizzazione della società triestina negli anni del fascismo e del secondo dopoguerra.\nOltre alle immagini dei film di Penco, vediamo Claudio Erné nel suo studio mentre restaura una fotografia al computer o estrae una lastra originale da una cassa contenente numerose scatole con altrettante lastre. Il laboratorio di Paolo Venier, ci permette inoltre di entrare nel mondo del cinema di un tempo che lui è riuscito a conservare con tanta precisione e dedizione.\n
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